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Archivio newsDdl intelligenza artificiale: quali sono gli effetti per le imprese
È arrivato quasi al traguardo, con l’approvazione in prima lettura al Senato del disegno di legge sull’intelligenza artificiale, il piano “IA” per le imprese: cambieranno sia gli scenari macroeconomici che le discipline speciali dell’ordinamento dell’iniziativa economica privata. È questo il doppio binario tracciato dal ddl recante “disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale”. Manca ora solo un ultimo passaggio dell’iter legislativo per l’approvazione della “legge quadro sull’IA”, che scrive anche norme di armonizzazione al regolamento UE sull’IA n. 2024/1689.
Nella legge quadro sull’IA, approvato in Senato in prima lettura il 20 marzo, trovano posto norme che disegnano un mercato “IA orientato”, che mettono le basi a iniziative di accordi commerciali per la ricerca e sviluppo e che sollecitano le PA a privilegiare l’IA made in Italy negli appalti di forniture.
La legge quadro, in particolare, attribuisce al governo il compito di promuovere lo sviluppo e l’utilizzo dell’IA nei settori produttivi e di favorire la creazione di un mercato dell’IA equo e concorrenziale, facilitando l’accesso delle imprese a dati di qualità, indirizzando l’e-procurement a privilegiare forniture di IA che garantiscono la localizzazione e elaborazione dei dati critici presso data center sul territorio nazionale ed elevati standard di trasparenza e favorendo forme di collaborazione tra imprese, organismi di ricerca e centri di trasferimento tecnologico.
Quali sono i temi principali coperti dal disegno di legge sull’A
Quanto ai contenuti specifici, sempre nella legge quadro, ci sono i primi mattoni della riscrittura delle disposizioni sugli organi amministrativi delle imprese, sulle relazioni sindacali e rapporti di lavoro, sui rapporti con le pubbliche amministrazioni, sull’attività delle libere professioni, sulla responsabilità delle imprese e di amministratori e dipendenti oltre a norme di dettaglio per la sanità, sulla tutela del diritto di autore e su illeciti penali, tra cui i reati aggiotaggio, plagio e manipolazione del mercato.
Cosa cambia per il lavoro e l’organizzazione d’impresa
Nelle materie attinenti profili giuslavoristici, si dovrà mettere mano all’ordinamento settoriale e aggiornare ogni singolo istituto: dalle norme sul mercato del lavoro a quelle delle tutele durante lo svolgimento del rapporto con i dipendenti, dalle disposizioni sulle rappresentanze sindacali alla disciplina della contrattazione. Sempre in materia di lavoro, l’IA sarà protagonista anche nel recepimento (entro il 2/12/2026) della direttiva UE sul lavoro per le piattaforme digitali (direttiva 2024/2831).
Viene, inoltre, istituito, presso il Ministero del lavoro, l’Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro, cui sono affidati i compiti monitorare l’impatto dell’IA sul mercato del lavoro, identificare i settori lavorativi maggiormente interessati e promuovere la formazione dei lavoratori e dei datori di lavoro in materia di intelligenza artificiale.
Tutto ciò impatterà anche con la disciplina del management aziendale e degli organi amministrativi delle imprese, con la definizione di nuovi assetti e nuovi posizioni di responsabilità, come il responsabile dell’ufficio dell’IA e il responsabile della supervisione umana.
Cosa cambia per i rapporti con la PA
Quanto ai rapporti con la PA, le imprese dovranno abituarsi a un ente pubblico che usa l’IA per svolgere procedimenti e produrre provvedimenti in tempi prevedibilmente accorciati e con una qualità redazionale rivoluzionata. È vero che in base alle disposizioni in itinere l’intelligenza artificiale dovrà essere usata dalla PA in funzione strumentale e di supporto all’attività provvedimentale e che la persona fisica, che occupa il ruolo di dirigente pubblico, si vede riservati autonomia e potere decisionale e relativa imputazione della responsabilità dei provvedimenti e dei procedimenti. Peraltro, è altrettanto vero che l’IA impone di riscrivere da capo le leggi sul procedimento amministrativo a partire dalla legge 241/1990: tutta la normativa sui tempi massimi di conclusione dei procedimenti e relative misure riparatorie in caso di sforamento sono concettualmente sorpassate per strutturale incompatibilità con il funzionamento delle IA. Le imprese fruiranno della repentinità delle istruttorie di procedimenti amministrativi automatizzate e subiranno l’altrettanto rapida definizione di procedimenti sanzionatori e, quindi, dovranno affinare gli strumenti di tutela contro output che inevitabilmente, mano a mano, attenueranno l’apporto originale umano della fase decisionale.
Cosa cambia per le imprese in rapporto alle controversie legali
Tempi brevi e nuovo stile motivazionale incideranno anche sul servizio giustizia, che tanto interessa le imprese: opportunamente la legge quadro affida al tribunale la competenza esclusiva in materia di procedimenti riguardanti il funzionamento di un sistema di intelligenza artificiale.
Cosa cambia per il diritto d’autore
In materia di tutela del diritto d’autore, la legge quadro stabilisce che le “opere dell’ingegno” generate con l’ausilio dell’intelligenza artificiale devono essere di origine “umana” e che sono protette dal diritto d’autore, a condizione che la loro creazione derivi del lavoro intellettuale dell'autore.
Viene, inoltre, consentita la riproduzione e l’estrazione da opere o da altri materiali contenuti in rete o in banche di dati cui si ha legittimamente accesso, effettuata tramite l’utilizzo di modelli e sistemi di intelligenza artificiale, compresi quelli generativi, ma è limitata ai seguenti casi: da parte di organismi di ricerca e da istituti di tutela del patrimonio culturale, per scopi di ricerca scientifica; quando l'utilizzo delle opere e degli altri materiali non sia stato espressamente riservato.
Quali sono i nuovi reati
In campo penale, vanno segnalate l’introduzione del reato di “illecita diffusione di contenuti generati o manipolati con sistemi di intelligenza artificiale”, la previsione di specifiche circostanze aggravanti per i reati di aggiotaggio e di manipolazione del mercato, quando i fatti sono commessi mediante l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale, e l’estensione delle sanzioni per condotte di plagio artistico a quelle commesse attraverso sistemi di intelligenza artificiale.
Quali sono le deleghe legislative
La legge quadro sull’IA completa la manovra con alcune deleghe legislative per proseguire nell’opera di armonizzazione alla legge europea sull’IA e con alcune norme attuative del regolamento UE 2024/1689 sull’architettura burocratica dell’Intelligenza artificiale.
La prima delega legislativa impegna il governo a dare punti fermi in una materia intricatissima e cioè l’addestramento delle IA e, più in dettaglio, a definire una disciplina organica relativa all'utilizzo di dati, algoritmi e metodi matematici per l'addestramento di sistemi di intelligenza artificiale, compresi diritti e obblighi gravanti sulla parte che intenda procedere al suddetto utilizzo e relative responsabilità per eventuali danni.
Altre deleghe sono concentrate sui seguenti aspetti:
- alfabetizzazione e formazione in materia di utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale;
- sistema sanzionatorio nei casi di realizzazione e di impiego illeciti di sistemi di intelligenza artificiale, compresi i casi di diffusione di contenuti generati illecitamente con sistemi di intelligenza artificiale;
- criteri di imputazione della responsabilità penale delle persone fisiche e amministrativa degli enti per gli illeciti inerenti a sistemi di intelligenza artificiale.
Una materia, rispetto alla quale le imprese sono particolarmente sensibili, inserita nella delega al governo è la disciplina della responsabilità civile per danni da IA. Al riguardo occorrerà coordinare le norme delegate con la direttiva UE 2024/2853 (danni da prodotti difettosi, da recepire entro il 9 dicembre 2026) e occorrerà, in dettaglio, prevedere strumenti di tutela del danneggiato, anche attraverso una regolamentazione specifica dei criteri di ripartizione dell’onere della prova.
Quali sono le autorità di controllo in tema di IA
In materia di autorità di controllo, acquisiranno ruolo da primi protagonisti, l'Agenzia per l'Italia digitale (AgID) e l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN), designate dalla legge in commento quali autorità nazionali per l'intelligenza artificiale: la prima, specializzata nella supervisione tecnologica, acquisirà il ruolo di autorità di notifica con funzioni di accreditamento e monitoraggio dei soggetti incaricati di verificare la conformità dei sistemi di intelligenza artificiale; la seconda sarà autorità responsabile della vigilanza, con propri poteri sanzionatori, oltre che pilota dell’uso dell’IA per la cybersicurezza. Nella gestione pubblica dell’IA mantengono un ruolo di vigilanza settoriale le autorità di controllo e di regolazione in ambito creditizio, finanziario e assicurativo e, quindi, rispettivamente Banca d'Italia, alla CONSOB e all'IVASS.
Pare, invece, relegato a una posizione arretrata il Garante della privacy, al quale laconicamente si assicura che non verranno sottratti poteri e compiti, tra i quali vanno annoverati quelli discendenti obbligatoriamente dall’AI Act (articolo 74, paragrafo 8) quale designata autorità competente per i sistemi di IA ad alto rischio utilizzati per l’attività di law enforcement, gestione delle frontiere, amministrazione della giustizia e processi democratici.
Quali sono le conclusioni
Siamo, dunque, di fronte a una agenda enciclopedica da coordinare sistematicamente nella “strategia nazionale per l’intelligenza artificiale” la cui predisposizione è affidata alla presidenza del consiglio dei ministri e che avrà successo con il contributo delle imprese a favore delle quali la legge quadro è pronta a mettere un miliardo di euro finalizzati a sostenere gli investimenti nei settori dell'intelligenza artificiale, della cybersicurezza e del calcolo quantistico.
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Fonte: https://www.ipsoa.it/documents/quotidiano/2025/03/21/ddl-intelligenza-artificiale-effetti-imprese